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La prognosi delle
pericarditi recidivanti idiopatiche e
post-pericardiotomiche (come definite nell’apposita
sezione) è sicuramente buona . In particolare le
recidive, anche frequenti, non intaccano la funzione
miocardica nè inducono la evoluzione in costrizione. Il
paziente va quindi rassicurato, senza ingenerare angosce
irrazionali sulla prognosi a distanza.
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Inoltre non è razionale
raccomandare al paziente, che spesso è un ragazzo o un
adulto attivo, di sospendere ogni sua attività,
obbligandolo a un riposo assoluto e impedendogli per es.
di svolgere attività lavorativa o sportiva leggera. Non
c’ è nessuna evidenza che proibizioni di questo tipo
abbiano alcun effetto nel limitare le recidive, ma
incrementano invece lo sconforto e la angoscia del
paziente.
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Nessuna delle terapie
attuali può garantire di non avere più alcuna recidiva.
Tale dato va detto con franchezza al paziente,
segnalandogli peraltro che eventuali recidive in corso
di terapia con FANS a alti dosaggi, colchicina e
riduzione lentissima del dosaggio del cortisone non sono
quasi mai violente, e in molti casi si risolvono in uno
stato di malessere e febbricola della durata di pochi
giorni e ben controllabile con l’aumento della terapia
senza ricorrere alla ospedalizzazione.
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Non c’è nessuna seria
evidenza che la pericardite acuta “idiopatica”, cioè
senza causa riconosciuta, o post-pericardiotomica sia di
per sé un motivo di importante limitazione della
attività fisica, lavorativa e anche sportiva, intendendo
per sportiva una attività leggera non agonistica.
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Le recidive spesso si
verificano o perché si sta scalando il cortisone o
perché si contrae una infezione virale, non certo perché
il paziente per es. va a lavorare o va a giocare a
calcio.
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Noi quindi consigliamo
di non eccedere con le attività fisiche, limitandosi a
fare ciò che il soggetto si sente di fare, limitando
molto la attività solo in presenza di febbre, sintomi e
aumento di VES e PCR., ma non semplicemente per il fatto
che si sta assumendo una terapia. E’ chiaro che se un
individuo ha una recidiva in corso, con o senza febbre,
si sentirà certo non bene, un po’ come se avesse la
influenza, e come tale è bene che in tale fase limiti la
attività fisica. Superata però tale fase acuta può
riprendere una vita tendenzialmente normale, senza che
ciò causi un aggravamento della malattia.
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La limitazione della
attività fisica non deve divenire quindi una ossessione,
e quando il soggetto non ha febbre, VES e PCR sono
normali e si sente bene può fare una attività fisica
moderata, senza che ciò pregiudichi in nulla la
efficacia delle terapia né tanto meno la sua prognosi.
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Per tali motivo è nostra
abitudine autorizzare i nostri pazienti a praticare
attività sportiva non agonistica al di fuori delle fasi
attive febbrili, in assenza di sintomi e con VES e PCR
normali, per cui abitualmente compiliamo loro i consueti
certificati che permettono loro di iscriversi a cosi di
ginnastica, nuoto, etc, che prevedono attività sportiva
non agonistica